27 Lug

Morto un Papa…

Solo la maglia. Questa sezione ha un’intestazione abbastanza esplicativa, non occorrono altre parole. Sinceramente trovo stucchevole la retorica sul tradimento in un’epoca dove tutto quello che conta è vincere e fare i soldi. Quindi andato via Higuain si fa un altro attaccante.

Ma come lui ce ne sono altri tre o quattro e non sono alla portata del Napoli direte… a mio avviso le difficoltà del Napoli non si registreranno in attacco. Mi sbilancio in un discorso tecnico ma prima un riassunto delle puntate precedenti.

Appresi della cessione di Quagliarella alla Juve sulle spiagge di Montesilvano (eh… queto passa il governo, senza offesa per Montesilvano). I toni nefasti erano pi o meno quelli di oggi. Il Napoli prese un giocatore di prospettiva che aveva fatto appena sette gol nel Palermo. Dopo qualche anno il Napoli vende Cavani al PSG e via con il coro dei delusi e degli affranti. Arriva Higuain, tutti contenti ma non convinti (abbiamo preso la panchina di Benzemà si diveva). Poi Higuain gioca convice, è forte, segna ma anche no… e grazie ad una sua flessione si il Napoli si gioca un posto in Champion nel secondo anno di Benitez.

Veniamo ad oggi. Il Napoli di Sarri ha giocato per il terminale offensivo. Higuain l’anno scorso si è esaltato (dubito che troverà a Torino una squadra schiacciata su di lui). Ma il fatto vero è che chiunque abbia giocato al suo posto ha fatto gol (Gabbiadini e Callejon quando in tre occasioni è stato utilizzato come punta centrale). Morale della favola ci sono almeno 4 attaccanto in un range tra i 25 e 50 milioni che possono giocare in attacco è produrre tanti gol.

Tra questi quello che mi piace di meno è Icardi, anche se va riconosciuta la sua forza e sarebbe un ottimo acquisto per il Napoli. Sinceramente costa troppo.

Il mio preferito è Bacca, costa meno e ha margini di crescita incredibili ma soprattutto è riuscito a fare gol in una squadra mediocre come quella che era il Milan lo scorso anno.

Anche Milik va bene senza dimenticare Gabbiadini che al centro dell’attacco può abbassarsi a giocare palla e andare in profondità nonché risolvere partite difficili con tiri dalla distanza e punizioni.

Se però il Napoli vuole essere competitivo, posto che sulla carta la Juve al momento è molto distante se non vende Pogba (Pjanic gioca mezzo campionato, Alves è quasi in pensione il vero acquisto che fa la differenza è Higuain),   deve intervenire sugli altri due reparti. Un regista forte da alternare a Giorgino, sostituti all’altezza per Hamsik (molto bene sarebbe Tolisso ma anche Witsel sarebbe stata una bella idea) , Allan e Callejon (che se dovesse giocare al centro dell’attacco sarebbe comunque un giocatore molto importante e capace a fare gol), un esterno basso a destra e volendo uno a sinistra con Ghoulam troppo incostante e Strinic  bravo solo a svolgere il compito difensivo.

Insomma il De Lauretis, di cui non ho alcuna stima e reputo uno zoticone con i soldi fatti grazie al cattivo gusto e la mediocrita di un paese nonché al lavoro delle generazioni precedenti,  si deve attivare e presto altrimenti, Higuain o non Higuain, il Napoli stenterà quest’anno.

Aspettiamo e vediamo intanto sepre e comunque Forza Napoli

21 Giu

Fuori dalla rotta

Il voto amministrativo segna la sconfitta del Partito Democratico e dunque delle politiche del Governo. Non basta scippare il significato alle parole e un buon ufficio stampa a far dimenticare agli italiani l’attacco frontale che Renzi ha portato al mondo del lavoro, alla scuola, alla democrazia. L’austerità richiede reazioni antisistemiche e le grandi città italiane, ad eccezione di Milano, le hanno date seppure con prospettive diverse. Il Movimento Cinque Stelle supera l’ostacolo amministrativo dimostrando di aver consolidato il ruolo istituzionale e di essere il principale attrattore del voto di sdegno per la cosiddetta “politica ufficiale”. Per il M5S questa sarà la prova più importante. Dopo aver dimostrato limiti di efficacia quale forza di opposizione, ora i 5 Stelle sono chiamati a governare per la prima volta città importanti e complesse.

A Napoli dopo il voto di rottura di cinque anni fa, è stato il tempo della riconferma che fa dell’esperienza napoletana, già confrontatasi con le difficoltà del governo, un nodo importante della rete delle città che si ribellano alle politiche europee e all’austerità. Il 19 giugno scorso a piazza Municipio un popolo festante è entrato fin dentro Palazzo San Giacomo, la casa comunale, sulle note di bella ciao e bandiera rossa. Nella vittoria di de Magistris ci sono tante componenti ma certamente essa è una opportunità incredibile per il fronte anti-austerità non più disponibile a fare sacrifici in nome dell’euro. In prospettiva il ragionamento è certo molto articolato. Resta però importante il fatto che de Magistris abbia più volte evocato l’esigenza di un piano d’azione nazionale ed europeo in grado di confrontarsi con il tema del municipalismo, un piano di riscatto politico, economico e sociale del mezzogiorno e del mediterraneo. Allo stesso tempo il Sindaco di Napoli ha parlato della necessità di organizzazione e partecipazione. Un campo di confronto di grande interesse che può rappresentare un laboratorio anche per la sinistra se essa comprende che, nella riarticolazione dei processi di aggregazione del fronte anti-crisi, occorre fare un salto di qualità nell’elaborazione di forme e pratiche. In questo senso Napoli in comune a Sinistra è stato un tentativo di mettere insieme l’esigenza dell’unità elettorale con la necessità di introdurre innovazione nel processo. Il percorso è però incompiuto. A fronte di una effettiva innovazione delle pratiche con cui abbiamo approcciato alla lista, occorre fare la cosa più difficile: definire i luoghi del confronto e della partecipazione, rafforzare la componente territoriale del processo e utilizzarlo per produrre, in questa città e nella sua area metropolitana, iniziativa politica e sociale disarticolando formule unitarie fallimentari.
In questo modo daremo un contributo dal basso al nuovo progetto di riaggregazione delle forze contro la crisi e l’austerità che da Napoli sembra poter partire. Le “città in comune” insieme alle tante esperienze sociali e civiche possono essere teste e gambe sulle quali far camminare le istanze popolari contro l’Europa dell’austerità.
Credo che Rifondazione Comunista per prima, a Napoli come altrove, debba investire su questo processo di prospettiva, sperimentando forme organizzative e d’intervento sociale più adeguate ai tempi della politica, moltiplicando le case del popolo e l’impegno di militanza che ha sempre dimostrato di poter mettere in campo.
Bisogna essere consapevoli che c’è spazio per una alternativa al Partito Democratico e alle destre populiste che sia altra dalla narrazione dei Cinque Stelle che, schiacciata sul cambiamento quale esclusiva azione di governo (la presa delle istituzioni), rinuncia ad organizzare il conflitto sociale (principale causa dell’inefficacia della propria opposizione a Renzi fin qui esercitata solo nei palazzi). Per occupare quello spazio occorre volare fuori rotta nei luoghi dove c’è bisogno di diritti e giustizia sociale.

04 Feb

From Marte to Arzano

Ho letto il manifesto degli “Amici di Beppe Grillo” affisso sulle mura cittadine. Dal manifesto emerge una dura critica alla gestione commissariale e la denuncia dello stato di abbandono e degrado in cui versa Arzano. Purtroppo “gli amici di Beppe Grillo” non riescono a frenare la propria spinta alla generalizzazione e alla propaganda ed in un passaggio scrivono del disinteresse  “di qualsiasi partito, perché troppo lontani dal periodo elettorale”. Non so dove siano stati gli amici di Beppe Grillo fino ad oggi, ma quella generalizzazione risulta indigeribile per chi da anni si prodica nella resistenza al degrado culturale e urbano di questa città. Negli ultimi due anni Rifondazione Comunista ha prodotto iniziativa politica e sociale probabilmente insufficiente ma costante. Dalla presentazione di un progetto per il recupero di spazi abbandonati a valere sulla programmazione POR 2007/14 quando ancora era in carica Fuschino, alla più recente questione del centro storico e della riqualificazione dei sottoservizi, con tanto d’interrogazione alla giunta De Luca per conoscere lo stato dell’arte del progetto di riqualificazione da poco più di quattro milioni. Per non parlare della campagna sul reddito minimo garantito e delle tante attività sociali che i nostri militanti svolgono in stretta collaborazione con altre realtà del territorio.

Il fatto che ci siano cittadini che vogliono occuparsi della vita pubblica della città di Arzano è un fatto più che positivo. Questa terra è martorizzata dall’indifferenza, dalla mala gestione e dalla crisi. Ma proprio per la natura profonda dei problemi, lo spirito dovrebbe essere quello della ricerca della collaborazione e del fronte sociale comune, non quello propagandistico e generalista.

 

PS. Fate più attenzione all’attacchinaggio, evitate quello selvaggio limitandovi almeno ai cartelloni senza imbrattare i muri. Potreste essere nel mirino di attacchi populisti #egemoniagrillina

21 Gen

Al posto del torto.

Voglio dire anche io la mia.
Le opinioni infondo sono come il buco del culo e anche io ne posseggo uno.
L’utilizzo di frocio quale accezione offensiva e discriminatoria non è giustificabile, (a poco valgono i richiami al contesto o alla foga agonistica).
Chi riconosce il proprio errore può chiedere scusa. Chi riceve l’offesa decide se accettaare le scuse o meno. I fatti sono che la dimensione privata dell’accaduto avrebbe potuto chiudere lì la vicenda. La dimensione pubblica ha prodotto alcune conseguenze abbastanza scontate: è iniziato il festival dell’ipocrisia in cui la stampa italiana sguazza meglio di quanto non faccia il porco nel fango; si è prodotta l’ennesima distrazione di massa su una questione fondamentale per i diritti di milioni di persone. L’intento della stampa, sportiva e non, è quello di sancire il diritto dell’individuo ad essere omosessuale con una impostazione editoriale tale da far emergere la tendenza sessuale quale fatto della vita privata “sono fatti suoi”. Gli occasionali paladini dei froci, infatti, se interrogati sulla famiglia omosessuale, iniziano ad elaborare quei distinguo che qualificano l’omosessualità quale devianza. Da qui l’ipocrisia della stampa e dello stesso Mancini che non ha esitato ad usare gli stessi termini nei confronti di altri suoi colleghi. Mentre l’apostrafere come frocio un collega catalizza l’attenzione di tutto il dibattito nazionale sulla questione, episodi di omofobia di enorme gravità come il family day sono addirittura promossi; per non dire del silenzio strisciante a fronte di episodi di violenza contro omosessuali e dell’assenza di una legge che ne disciplini le pene specifiche da commutare. Insomma rendendo pubblico l’episodio Mancini non ha prodotto alcun vantaggio alla causa di tutte quelle persone civili che lottano per una reale parità dei diritti degli uomini e delle donne, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Ma allora perché Mancini, che non mi pare figuri tra gli esponenti di spicco per i diritti degli omossessuali, nei 20 minuti che hanno separato l’accaduto dall’arrivo ai microfoni delle televisioni, ha deciso di denunciare l’ingiustificabile e sbagliato comportamento di Sarri? Perché ha scentemente deciso di dar vita ad un linciaggio mediatico di un uomo che resosi conto della violenza del termine usato per offendere, ha chiesto scusa dell’accaduto?
Più in generale ciò che emerge con evidenza è che l’omofobia è un tratto distintivo di gran parte della società italiana (foto e battutine un pò ovunque).
Incredibile il dibattito scaturito sul web. Dal mio osservatorio social ho visto vere e proprie gare di stupidita: dalle foto di finocchi a due euro, a parallelli con l’isis è accuse di omofobia “a tanto al chilo”.
Ultimo punto: la pena! Quale deve essere la pena per Sarri? La giustizia sportiva dice 2 turni di squalifica e 20.000 euro di multa. Non so se sia una pena giusta, non ho competenza di giustiza sportiva. So che è una pena che si deve accettare perchè punisce un fatto: l’utilizzo della parola frocio come offesa con intento discriminatorio. I media hanno invece deciso per la gogna. Credo nel sacrosanto diritto degli uomini di sbagliare e nell’opportunità di poter rimediare agli errori commessi. Di fronte alla gogna mediatica io sto con Sarri senza se e senza ma.

21 Dic

Se il cuore della città cade a pezzi

Pubblicato su La Voce.

La prima ordinanza risale al 2010. Un emergenza che dura da anni, contraddizione in termini che racconta la storia di approssimazione amministrativa, mala politica e assenza di senso civico. Lo sgombero di cinque famiglie che abitavano un edificio a rischio crollo in via Annunziata è stato solo l’ultimo in ordine di tempo degli eventi che attestano lo stato di abbandono del centro storico di Arzano. Ovviamente il problema ha radici profonde. Appare evidente che occorre urgentemente un intervento sulla rete idrica e fognaria ormai desueta e male manutenuta. Anni di cattiva gestione, anni di sottrazione di fondi ai Comuni che sono tra i più colpiti dalle politiche di austerità, anni di speculazioni edilizie. Una situazione grave che richiede un intervento urgente e straordinario. Altro che ponti sugli stretti, le nostre grandi opere si chiamano tutela del sottosuolo, igiene urbana, contrasto all’illegalità e alla speculazione. Da quanto risulta agli atti, la Commissione Prefettizia ha predisposto una procedura che riguarda l’edificio di via Annunziata diffidando i proprietari ad intervenire per eliminare le cause del rischio. La stessa Commissione è orientata ad agire in danno alla proprietà, come previsto dall’art. 30 del codice della strada, se quest’ultima dovesse risultare inadempiente. Lo stesso procedimento potrebbe interessare anche l’edificio di via Santa Giustina che  momento non è ritenuto a rischio di crollo ed è dunque possibile avviare una procedura di messa in sicurezza che comunque esclude l’acquisto, come viceversa si predisponeva in una precedente delibera. Insomma per Via Santa Giustina ancora tante incertezze. Intanto appare evidente la condizione di inadeguatezza della rete idrica e fognaria e la necessità di un piano di riqualificazione più generale che riguardi il centro storico. Sul primo punto la Commissione in carica ha inteso presentare alla Regione Campania un progetto di circa quattro milioni di euro. Un’opportunità determinatasi grazie all’accesso ad una finestra di accelerazione della spesa per interventi urgenti a valere su fondi FESR per la programmazione 2007-2014. C’è anche un protocollo d’intesa sottoscritto tra Comune di Arzano e Regione Campania ma al momento i fondi risultano bloccati in una dinamica che coinvolge Regione e Bruxelles tutta da capire. Da questo punto di vista sono stati allertati il vicesindaco della città metropolitana Elena Coccia e la parlamentare Europea Eleonora Forenza al fine di interrogare Commissione Europea e Regione sul motivo di questa grave battuta d’arresto. Rispetto alla riqualificazione più generale del centro storico occorre fare presto e coinvolgere la città nel processo. Non bisogna lasciare via libera a derive speculative tese ad “abbattere” finanche il valore storico e simbolico di cui una comunità che, già colpita alle sue radici da anni di industrializzazione selvaggia e abusivismo, ha sempre più bisogno di ritrovare senso di appartenenza e voglia di partecipazione.

21 Set

I buoni propositi

Abbiamo sempre bisogno di crescere, di radicare il nostro impegno sociale di non recedere neanche di fronte alle sfide impari. Oggi si tratta appunto di questo, una sinistra in difficoltà di radicamento, un antagonista sociale ed economico quanto mai forte che nella crisi si rafforza. Allora non saprei cosa altro fare se non moltiplicare gli sforzi, non tanto per pensare ad equilibrismisi e restare a galla sul versante elettorale, ma per provare a costruire segmentazioni sociali. Per questo penso che anche il Partito a cui sono iscritto debba stare esattamente dove forti sono le contraddizioni e farlo senza rinunciare alla propria soggettività. In questo senso affronterò con energia la campagna sul reddito minimo garantito che sta per partire e che vedrà dopodomani (mercoledì 23 settembre ore 17) un’assemblea di lancio all’asilo Filangieri. Con altrettanta energia si dovranno costruire le iniziative che ci porteranno a condividere momenti di riflessione su come poter trasformare i territori rimettendo il sud al centro dell’agenda politica. Il 9 e 10 la Federazione di Napoli del Prc ospiterà una due giorni tesa proprio a valorizzare i temi del mediterraneo in relazione all’Europa. Questo sarà anche lo spirito con cui  affronterò le prossime elezioni amministrative a Napoli. La fase non è semplice e i percorsi, anche a sinistra, soffrono di schizofrenia e ciò non aiuta. Ma un dato vedo chiaro, oggi più che mai il fronte anti austerità deve essere forte. A Napoli de Magistris è candidato a compattare questo fronte senza ambiguità. Leggo di appelli al Movimento 5 Stelle, non mi impressiono per questo pur ritenendo il Movimento lontano dalle mie posizioni politiche. Leggo di flirt centristi, anche qui non mi scandalizzo. Il punto è programmatico e metodologico. gli inseguimenti e i corteggiamenti non portano a nulla, bisogna stare sul progetto. Molti sono i limiti a cui l’amministrazione comunale di Napoli deve porre argine e per farlo ci vogliono idee chiare ed analisi concrete. Se è così che si costruirà il fronte anti austerità allora la strada sarà meno in salita.  Poi la sinistra deve rafforzarsi ed evitare quanto accaduto in questi anni in cui la relazione amministrativa è schiacciata nel rapporto Sindaco ed eletti, con un marginale ruolo dei soggetti intermedi che pure si sono sforzati di portare un contributo.
C’è anche una nuova sfida tutta da vivere. Ad Arzano una rete di organizzazioni si vede assegnato un bene confiscato alla camorra. Un fatto importante in un territorio come il mio martoriato dalla mala politica e un comune più volte commissariato in pochi anni.

Insomma una stagione politica piena di propositi…